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| "Giallo di zucca" si compone di 38 capitoli, i caratteri sono 320 mila circa. La vicenda è stata scritta al mio ritorno dalla premiazione di "Esperienze in giallo 2008", il testo è già stato revisionato accuratamente da una persona del settore.
Sinossi
“Giallo di zucca” è un giallo ambientato a Ferrara e dintorni, il taglio comico e le situazioni a volte paradossali celano un intrigo ben congegnato. I protagonisti sono alcuni dei fortunati personaggi di “Una scomoda indagine e un cane fetente”, vincitore del Premio Adamantes 2008 e di Esperienze in Giallo-Piemonte Noir 2008.
Un poliziotto della scientifica e il suo cane “fetente”, troppo furbo e troppo pigro, devono indagare su alcuni delitti avvenuti a Ferrara... e devono farlo di nascosto, costretti a spiare i propri cari sospettati d'essere i colpevoli degli efferati omicidi. I due arrivano da Milano con la scusa di assistere alla tesi di laurea di Pierfilippo, il cugino tonto, spinti all'azione dal collerico commissario Desotgiu, che ricatta il fotografo accusandolo d'aver ficcato il naso in una vicenda che non gli compete. Gare di sbandieratori, impianti per l'allevamento di cozze nella Sacca di Goro, librerie rivali, passeggiate canine in centro e delitti legati a famose favole, questi alcuni degli scenari della vicenda. Uno degli omicidi avviene proprio in un famoso bookstore di Ferrara, il cui nome è stato leggermente variato ma che molti riconosceranno nella descrizione dei locali. Lo stesso dicasi per un famoso ritrovo della “Ferrara bene”, un bar in cui tra chiacchiere e spritz – l'aperitivo che qui va per la maggiore – si apprendono i retroscena del giallo. Astrusi personaggi, piatti della gastronomia ferrarese e cognomi “prestati” dagli amici che frequento su Facebook fanno da cornice alla vicenda. Alla fine si scoprirà che non tutto è come appare e che, spesso, si uccide più per dovere che per piacere!
Queste sono le prime righe del manoscritto:
Capitolo 1 Giorno da cani per colpa di un cane
Come al solito ho i minuti contati. Sono sulla china del ritardo, in bilico sull'esserlo seriamente e l'avere ancora un secondo per guardarmi in giro e decidere se ho fatto tutto e se posso uscire tranquillo. Il cane è a letto, come sua abitudine, credo non si alzi prima delle nove ma per saperlo dovrei comprare alla Chicco quelle assurde telecamerine spia-marmocchi. Non mi pare il caso, se vedessi cosa combina Poirot in mia assenza, prenderei l'aspettativa pur di starmene a casa dal lavoro. Poirot è il mio cane, un meraviglioso esemplare di pastore belga. Dico meraviglioso perché in foto viene bene, dal vivo è un'altra cosa. Ah, già, sono un fotografo. Dovessi attaccare bottone direi che sono un cultore del glamour, ma sono in ritardo e vi dirò la verità. Fotografo cadaveri. Per quanto possa sembrarvi una spiacevole attività, vi assicuro che è un mestiere né meglio né peggio di altri. Lavoro alla scientifica e mi dico ogni giorno che questo, davvero, è un lavoro come tanti; me lo ripeto in automatico, è il mio antiemetico naturale.
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